Tuesday, August 13, 2019

Qualche giorno fa mi sono concesso una singolare gita fuori porta.
Percorro centinaia di km il giorno per perlustrare e fotografare quella che è la zona su cui sto lavorando, ovvero sia l’Agglo Beauvaisis, come la chiamiamo qui. Sono 53 comuni radunati attorno alla città di Beauvais, una delle città più note - anche senza essere troppo nota - d’Europa, in quanto l’aeroporto Ryanair di Parigi si trova qua, e quindi almeno una persona su due di quelle che sta leggendo questo post probabilmente, anche senza rendersene conto, a Beauvais c’è stata, quantomeno di passaggio.
Accanto all’Agglo Beauvaisis ci sono altri raggruppamenti amministrativi, uno ad esempio è quello del Clermontoise, che fa capo alla cittadina di Clermont, detta Clermont de l’Oise o Clermont en Beauvaisis. A Clermont ci vivo io, ho una casina simpatica che il comune ha dato in gestione al polo fotografico diaphane che a sua volta l’ha data a me. Ci vivo e ci sto benissimo, però lavoro poi su un’altra zona, il che non è un problema tecnico però crea una situazione curiosa, perché allo stesso tempo mi guardo attorno a dove sono e so che tecnicamente se fotografassi lo farei creando immagini che poi non andrebbero nel progetto finale, e questo inevitabilmente e giustamente un pò inibisce, d’altronde le energie non sono infinite e quindi bisogna gestire per bene la cosa in base alle priorità.
Poi però le priorità possono anche cambiare.
Fred Boucher - direttore di diaphane - infatti mi ha detto, sai quei due silo grandissimi che si vedono quasi da qualsiasi parte di Clermont? Cero che li ho visti gli ho risposto, si vedono bene, li vedo praticamente ogni giorno per partire e rientrare alla base. Ecco quei due silo, che per anni sono stati un elemento caratteristico del paesaggio urbano di Clermont, una sorta di seconda cattedrale vista l’importanza che storicamente l’agricoltura (mais e grano in particolare) ricopre in questa zona, stanno per essere tirati giù. Quando non si sa, a breve, talmente a breve che appena l’ho saputo mi è venuto il pensiero che forse già domattina avrei potuto svegliarmi senza trovarli più. In effetti ho trovato un articolo di giornale datato Gennaio 2017 che indica come tempo massimo per l’abbattimento due anni a partire da quella data, quindi siamo in leggero ritardo già, e l'abbattimento potrebbe davvero accadere da un giorno all’altro.
E allora, anche se non è la zona di competenze del mio progetto, lo è diventata per esigenze di documentazione storica e anche di legame personale. Tecnicamente si tratta di due grosse robe in cemento armato, senza particolari pregi architettonici. E quindi da questo punto di vista chi se ne frega (a me cmq il loro minimalismo costruttivo piace da matti, hanno quella semplicità che li fa sembrare enormi giocattoli in contrasto con la loro grigia e funzionale apparenza). Da un punto di vista culturale invece sono un qualcosa di ben più importante: sono stati, arrivando (originariamente attorno agli anni ’30, con l’aspetto attuale invece a partire dagli anni ‘80), il segno manifesto di un nuovo tipo di attività e di benessere, il segno di una nuova civiltà, quella dell’industrializzazione dell’agricoltura, quella dello stoccaggio ovviamente non a fini di sussistenza ma a fini commerciali ed anche di esportazione. Teoricamente il silo con elementi strutturali rotondi era per le granaglie, ovvero il mais, quello invece costruito in modo più squadrato era per il grano (ma aspetto conferme tecniche su questa precisazione, anche se pare aver senso). Oggi questi due campioni di una modernità passata non servono più, ne esistono certo ancora ed anche di molto più grandi ma non sono qua per una questione di riorganizzazione delle cooperative agricole locali. Oggi questi due silo non servono più e verranno abbattuti e sostituiti da nuovi simulacri. Non sono solamente le esigenze tecniche a decidere cosa e come costruiremo, lo sono anche quelle ideologiche e di immagine. Pensate alla chiese, davvero servivano tutti quei metri cubi al loro interno, quelle misure gigantesche, quelle decorazioni dove nemmeno le vedi se stai giù per terra? Ovviamente no, era un discorso di immagine, forma e sostanza andavano fondendosi attraverso l’utilizzo dell’immagine che si voleva dare di sé al mondo. Oggi le cose sono cambiate a livello stilistico ma non a livello funzionale. Facciamo delle cose spesso non perché servano davvero ma perché si spera e si vuole che servano. E’ una distinzione leggera, ma dalle conseguenze pesanti. C’è, in questo modo di pensare, una certa dose di ingenuità unita anche ad alcune logiche di mercato oltre ad alcune probabili mosse spinte da autentico interesse di buon governo.
In sostanza a breve i due silo verranno rimpiazzati da una serie di appartamenti (circa 200) e da grandi e funzionali parcheggi.
Storicamente è sempre accaduto così, e presumo che altrettanto succederà in futuro, ovvero sia al cambiare dei tempi cambiano anche gli spazi. C’è un verbo che esprime questo concetto chiaramente: funzionalizzare. Ogni epoca, ogni civiltà, ogni cultura lascia le proprie tracce sul territorio. Cambiano le esigenze, cambiano le persone, e cambiano anche le divinità che ci rappresentano e a cui ci affidiamo per un futuro migliore (teoricamente).
Le nuove divinità di Clermont non saranno più i due silo ma i 200 nuovi appartamenti affiancati dai parcheggi. E proprio a fianco della zona dei due silo (non certo in modo casuale) si trova la stazione ferroviaria di Clermont. E’ piccolina, ma molto simpatica ed efficiente, in appena 40 minuti ti porta alla Gare du Nord di Parigi, non proprio Ripafratta (con tutto il rispetto per Ripafratta, ci mancherebbe). Se vuoi andare a Parigi in treno partendo da Beauvais invece ti serve quasi il doppio del tempo, è ragionevole quindi supporre che un domani si possa generare un traffico lavorativo pendolare su base giornaliera sull’asse ferroviaria Clermont - Parigi.
In queste foto quindi si compie un saluto a due divinità che stanno per uscire dall'Olimpo sostituite da due nuove in arrivo.
Ho fatto una passeggiata, ho scelto il sabato mattina perché le previsioni davano un tempo che mi piaceva, inoltre speravo che il traffico veicolare sarebbe stato più leggero. Ho fatto un pò come facevo da bambino, in quella devo dire assai breve ma comunque intensa fase che ho avuto come credente. Pregavo in varie parti della chiesa e da varie angolazioni per vedere se la preghiera stessa avrebbe riscosso maggiore o minore successo, se veniva meglio stando proprio frontali all’altare, in modo un pò arrogante, ma lo facevo poche volte, solo se mi sentivo veramente strafico e non è che succedeva così spesso, oppure stavo un pò di sbieco come a dire fai te, non è che te lo chieda proprio in modo così diretto ma insomma io sono qua e ti ci metto pure una punta di umiltà che ci sta sempre bene, ecco, comunque nel caso ripasso più tardi. Inutile dire che in un tempo abbastanza rapido sia riuscito a coprire tutti gli angoli esistenti così da poter comparare in maniera esaustiva i risultati ottenuti. Ricordo che non ci furono grandi sorprese.
Son passati tantissimi anni dall’epoca, tante cose sono cambiate mentre alcune sono rimaste le stesse; un soggetto così grande come una divinità (culturale o religiosa che sia) ha bisogno di essere affrontato da vari punti di vista, perché ha tante facce ed ognuna può dire qualcosa di importante e diverso dalle altre. Fotografare il paesaggio contemporaneo, quello storico ed antropologico, che in questo caso è frutto ed espressione di una cultura rurale giunta al suo massimo splendore industriale, alla fine è anche un pò questo, un girarci attorno per coglierne la benevolenza ed approfittarne per fare un saluto ad una nostra parte di storia che se ne va.




Wednesday, February 20, 2019

I have been working on some winter atmosphere in and around Valtellina and Como Lake





Wednesday, January 30, 2019

I am back working on the Tuscan Landscape, probably a book would come out soon.





Monday, July 30, 2018

Changing Landscape in Corsica

During this last spring I was invited by the Center of Mediterranean Photography directed by Marcel Fortini to document the landscape in Corsica. I stayed there two weeks, based in Ville di Pietrabugno and I travelled mostly in the North part of the region for 2200 km. I questioned myself which one could be the best approach to that landscape, and I found that the landscape itself would show a lot of cultural and sociological transformations happening right now. This work starts from the city of Bastia and its concentration of buildings towards the countryside, following the opposite way of the so called “rural migration” started years ago.

Now there is another kind of migration, smaller in numbers but constant in time:
from the city already packed and saturated towards the exterior territories,
where the new inhabitants are no longer sons of the country but more coming from the cities,
bringing with them their architectonic style and their way of using the space,
no more far from each other but creating small and almost urban conglomerations in new places.

The fields are in change as well.

From sheep-farming they are rapidly changing function, and most of them are converted to quality wine production.
There is also the birth of new landscapes, ranging from the “third landscape” - according to the definition of the French landscape architect Gilles Clement – to the junkspaces.

Without regard for names and definitions every place is getting a new role a new function and a new face.


This work will be exhibited at Photolux Festival 2019 (Lucca, Italy)








Monday, December 4, 2017

Note Svizzere

Questo fine settimana mi ha visto nuovamente presente in territorio elvetico, per un doppio finissage, il primo ospitato presso la Galleria ConsArc Chiasso,





ed il secondo presso la Galleria OnArte di Minusio.
E' stato bello, ed anche un po' triste come sempre quando finisce una mostra. Ma nuove mostre sono già in programma e la giostra continua a girare. Sono stati giorni belli ed interessanti, i primi freddi e la prima neve ci hanno accompagnato anche verso nuove scoperte e nuovi incontri. Oltre ai due finisagge menzionati abbiamo fatto visita alla Fondazione Rolla di Bruzella, ed abbiamo così potuto conoscere con una calma maggiore rispetto alle inaugurazioni i signori Rolla, Rosella e Phil. E' stato un piacere ed un onore essere stati accolti prima presso la fondazione nell'ex kindergarten del paese e poi presso la loro abitazione, la casa delle Dogane, dove collezione e calore domestico si fondono con gusto e passione. Si tratta di una collezione non esclusivamente fotografica, dove artisti minimalisti come Donald Judd, Walter De Maria e Richard Long sono intervallati a fotografie dei maestri del paesaggio fotografico e non solo. Tra tutti Robert Adams e Bernd e Hilla Becker hanno ovviamente catturato la mia attenzione, ma confesso di aver anche fatto la conoscenza di grandissimi autori che prima non conoscevo, e vedere dal vivo le stampe di un maestro come Matthias Hock lascia molta felicità addosso. C'è anche un altro autore che mi ha attirato molto, sta sulle scale, ai pianerottoli del primo e secondo piano se non sbaglio. Avrei potuto chiedere chi fosse, ma non l'ho fatto, confesso che mi sono un po' vergognato della mia ignoranza, ma prometto che scriverò per sapere il nome dell'autore perché è raro avere una così delicata eleganza, ed è bello ritrovarla nelle cose semplici che ci circondano come una tenda alla veneziana, ma c'è un mondo in quella veneziana lì. Non ho fatto fotografie né delle opere né tantomeno della casa, a volte immaginare è bello, e potete pure immaginare in grande. 




E' stato un giro anche di nuovi incontri con persone e non solo con fotografie, ci siamo infatti incontrati – prima ospiti dei signori Giudici a Chiasso e poi di Sebastian Frtizsche a Minusio – con Alessandra Calò e Fabrizio Cicconi, e ci rivedremo presto per un evento a Milano di cui parleremo più avanti.  Qui sopra potete vederli all'opera mentre smontano la mostra presentata da OnArte assieme a Kai Uwe Schulte Bunert. 





                                                                         







                                                                                                                                                                                                           
Qui a fianco invece il mio intervento site specific, si vede solo un pannello ma volevo mettere la stampa in relazione allo spazio esterno, e tutto non c'entra, per cui di necessità virtù, comunque ci stava bene.







Ma ci sono stati anche altri incontri, addirittura non fotografici, o non prettamente almeno. Domenica mattina, cioè ieri, siamo stati ospiti della calda e generosa accoglienza dei signori Miler, a Capolago, presso la loro casa d'arte e residenza, la Casa d'arte Miler. Un luogo incantato tra arte e storia dove si è svolta una lettura e presentazione del lavoro del compianto Tommaso Labranca di cui abbiamo potuto avere un assaggio “dall'interno” grazie agli amici e colleghi presenti tra cui Marta Cagnola, Mariarosa Mancuso e Gianni Biondillo.
Ovviamente a conferenza finita ci siam ritrovati a parlare un po' in giro, ed ovviamente (c'è questa attrazione invisibile, succede sempre così) ci siamo trovati ad un certo punto ad essere solo fotografi, e ancor più nello specifico solo fotografi presenti alla Biennale dell'Immagine, sia di questa edizione (Fabio Tasca e Giuseppe Chietera che con Domenico Scarano e Roberto Mucchiut hanno sviluppato il progetto “Berlino”) sia autori della passata edizione come Enrico Minasso che aveva lavorato in collaborazione proprio con la Casa d'Arte Miler sul paesaggio ticinese con la mostra dal titolo La Grande Bruttezza. Ovviamente in terra elvetica non poteva mancare l'abbraccio fraterno di quel bischero del mio grande amico Igor Ponti, a questo giro abbiam trovato la sua collezione familiare arricchita da un nuovo elemento, Ludovico - nonostante il mese e mezzo di vita - ci ha accolti già con grande disinvoltura.




Le foto dei bambini ancora non le faccio, allora la sostituisco con un'altra del gatto (sì, quelle le faccio) però non son facili, anche i gatti sono timidi, e soprattutto furbissimi che quando si nascondono proprio non si riesce a scovarli.

Ringrazio tutti per l'accoglienza che ci hanno regalato, ormai ci sentiamo di casa da queste parti e ci piace molto far parte di questo mondo, e devo ringraziare anche Alessia, che si è sorbita le inutili quanto noiose discussioni tra fotografi, è stata abbandonata per un tempo imprecisato al freddo in macchina ed è stata salvata dall'intervento umanitario dei signori Rolla. 


Monday, November 27, 2017














Con grandissimo piacere annuncio la vittoria del premio miglior Portfolio al Photolux Festival 2017. Non vedo l'ora di iniziare questo nuovo progetto che ha in Lucca e Bastia le sue coordinate principali. Ringrazio il Photolux ed il suo direttore Enrico Stefanelli per questo riconoscimento, un grazie a Marcel Fortini direttore del Centre Méditerranéen de la Photographie che dovrà pure ospitarmi, ed un grazie a tutti i giurati che hanno visto il mio lavoro, ed han deciso di votarlo. Grazie, Merci, Tak, Thank you, Danke, Obrigado, Ačiū, Dzięki.

Friday, November 3, 2017

Janet Delaney

To be honest I didn't know anything about her, I just discovered Janet Delaney amazing work starting from the 70's. And I just love it, the research she made about San Francisco urban renewal (South of Market) is the work I like the most and it's worth watching if you are not buying the book published from the Fine Arts Museums of San Francisco.



Opening at OnArte (Minusio - CH)

La Bi Biennale dell'immagine svizzera ci ha regalato una bellissima sorpresa con un'altra mostra veramente bella e curata benissimo: On/Photography2.
Ci sono due grandissimi autori come Georg Aerni e Andreas Seibert, c’è un lavoro bellissimo a quattro mani fatto da Fabrizio Cicconi e Kai-Uwe Schulte-Bunert e c’è una foto mia, ok è una sola ma è grande quasi 3 metri per 4 per cui sono felice. Ah, nel caso qualcuno fosse interessato a comprarla sappia che costa un sacco di soldi, è attaccata direttamente ai vetri delle finestre, e siccome gli infissi sono veramente belli e di ottima qualità il prezzo sale perché dovete prendere tutto.
Il merito di tutto questo va agli organizzatori dello Spazio On Arte di Minusio (http://www.onarte.ch/) che hanno collaborato con CONS ARC / Galleria. Ringrazio Sebastian Fritzsche per la cura con cui ha allestito la mostra ed anche per il welcome riservatoci al Garni Riva Piana con la signora Margot che ci attendeva e che ha sin da subito fatto il tifo per noi. Chi ha avuto la sfortuna di arrivare dopo ha pagato il fatto che ormai Margot avesse già dichiarato la sua preferenza, mi dispiace Andreas, ma son questioni di cuore e al cuor non si comanda.
Qui sotto trovate un breve video di presentazione di Daniela Giudici di Cons’Arc e qualche foto a caso fatta qua e là durante l’inaugurazione di Sabato scorso. 

  














Wednesday, November 1, 2017

Opening at Cons'Arc (Chiasso - CH)

Some pictures from the opening held at Galleria Cons'Arc in Chiasso (CH). 

I quite like how the result came out, I think the measures and frames both match quite well with the images and the final product is really what I had in mind, if it's good or not could be a personal opinion, but for sure this is what I had in mind. The frames are very simple but nicely done, durmast wood. To me this is some kind of a general rule, they have to be simple, they need to have a supportive role and that's why a measure of 4x2.5 cm. (depth and wide) is enough with height and width of 100x126 cm.

More would be just too much. There is also a 4 cm white border, this having two reasons: it is visually nice, and it is practically useful because I really don't like having the shadows going directly on the images. So this is the result as you can see from some pictures I took the day before the opening and some others took by my dear friend Julie Galssberg on October the 7th (2017).

This exhibition is part of the Decima Biennale dell'Immagine titled Border Lines / Città Divise - Città Plurali, a biennal festival run in Switzerland and based mainly in Chiasso with many exhibitions and events all over the Ticino Canton counting Lugano and Locarno.